Secondo quanto emerso dai documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, il caso Jeffrey Epstein ha rivelato non solo una rete di relazioni compromettenti e dinamiche criminali gravissime, ma anche un articolato tentativo di gestione della reputazione online finalizzato a ripulire, attenuare e manipolare la percezione pubblica della sua immagine dopo la condanna del 2008 per reati sessuali. Le centinaia di pagine di e-mail, strategie SEO, piani editoriali e preventivi economici mostrano come la reputazione digitale possa diventare terreno di interventi strutturati, costosi e continuativi, con compensi che – secondo i documenti – arrivavano fino a 12.500 dollari al mese.

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